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November 13 Gigi
Simeoni è nel mondo del fumetto da ormai diversi anni, avendo esordito
professionalmente nel 1990 sulle pubblicazioni delle edizioni Acme, per
poi collaborare con Universo, Star Comics e quindi, nel 1996, approdare
alla Sergio Bonelli Editore sulle pagine di Nathan Never. Dopo aver
lavorato a lungo sulle storie dell’Agente Speciale Alfa, ma anche su
quelle di Brendon e Gregory Hunter, attualmente sta terminando un albo
della mini-serie Volto Nascosto, il cui primo numero è stato pubblicato
proprio pochi giorni fa. Prima di lavorare al personaggio di Gianfranco
Manfredi, però, Simeoni ha coltivato a lungo un progetto molto
personale che è giunto a concretizzare scrivendo e disegnando “Gli
occhi e il buio”, un inquietante thriller psicologico ambientato tra le
nebbie di Milano agli inizi del secolo scorso. Il volume, il secondo
della collana “Romanzi a Fumetti Bonelli”, arriverà in edicola il 26
ottobre. Ce ne parla, anticipandocene i temi e concedendoci una
sbirciata dietro le quinte, lo stesso autore bresciano.
Come nasce il progetto di un romanzo a fumetti come "Gli occhi e il buio" e quanto tempo hai impiegato per realizzarlo?
L'idea
centrale del romanzo, che ruota attorno alle ossessioni di un
assassino, risale almeno a una decina di anni fa. Era una storia che
stava in piedi da sola, senza bisogno di una specifica ambientazione
storica. Infatti, ricordo che una delle ipotesi che avevo elaborato era
quella di adattarla a un albo per Dylan Dog da proporre a Bonelli, ma
non mi pareva ancora del tutto a posto e lasciai perdere. Per un motivo
o per un altro, insomma, gli anni sono passati e io ho continuato a
modificare il racconto, a tagliarne e cucirne la trama, aspettando di
poterlo ritenere pronto. Parlando con Stefano Vietti, sceneggiatore di
Nathan Never con cui ho spesso collaborato in passato, venni a
sapere che aveva intenzione di presentare un progetto di una collana di
romanzi a fumetti e in quell'occasione, sapendo che sono anche
sceneggiatore e che avevo qualche cartuccia da sparare, Stefano mi
consigliò di rompere gli indugi e candidare la mia storia. L'idea di
posizionarla temporalmente agli inizi del Novecento mi è venuta
all'improvviso. Non ricordo quale è stato l'elemento scatenante, ma mi
sono detto: la Belle Époque ha tutte le caratteristiche ambientali
adatte a sorreggere l'intera vicenda. E così, ho imbastito il soggetto.
Tra soggetto, sceneggiatura e disegni ci ho messo oltre due anni e
mezzo a realizzare “Gli occhi e il buio”.
Sfogliando
le pagine della storia, appare chiaro quanto sia stato approfondito il
lavoro di preparazione di quest'avventura. Raccontaci come ti sei
documentato, sia dal punto di vista iconografico che storico, e quali
sono state le fonti principali a cui hai attinto...
Prima
di tutto, mi interessava cercare di "evocare" un'atmosfera andata
perduta, più che fare il ritratto alle suppellettili e ai costumi del
tempo. Quindi la mia ricerca, all'inizio, si è concentrata soprattutto
sui saggi e sui testi di storia. Tra questi, il bellissimo "Milano
ventesimo secolo" di Indro Montanelli e Mario Cervi. Poi, ho sfogliato
un'antica "Enciclopedia dei Ragazzi" di quel periodo, gelosamente
conservata in famiglia. Per l'aspetto poliziesco, ho recuperato il
volume "1903/2003 - 100 anni di Polizia Scientifica", un'edizione
speciale della Polizia di Stato. Inoltre, ho contattato direttamente il
direttore dell'Ufficio Storico della Polizia di Stato, l'Ispettore
Superiore Giulio Quintavalli, che si è dimostrato estremamente
competente e disponibile. Sugli aspetti tipici di Milano, ho trovato
moltissimo materiale sul sito www.storiadimilano.it Per quanto
concerne le automobili e i mezzi di trasporto ho contattato la
direzione della rivista "Ruoteclassiche", poi la ditta "Musso Gomme" di
Torino, che tratta pneumatici d'epoca, oltre ad aver visitato la Fiera
dei motori e dell'antiquariato di Padova. Molte cose le ho scoperte su
internet, come ad esempio la cifra riportata sulle targhe
automobilistiche e delle carrozze di Milano in quell'epoca. Cifre, sì,
perché fino al 1903, le targhe non esistevano proprio. Due anni di
prova con alcuni numeri nelle maggiori città, e poi via: dal 1905 fino
al 1927, ogni provincia riportava uno specifico numero. Milano aveva il
38. Sembra un dettaglio da niente, ma se devi disegnare una scena con
delle auto, non puoi sempre inquadrarne il muso, no? Ma andiamo avanti.
Ho recuperato molte notizie su Cesare Lombroso, per conoscere in modo
approfondito tutta la teoria della criminologia moderna, e dare così
"corpo" all'aspetto poliziesco della vicenda. Poi, mi sono studiato
bene il saggio "La scena del Crimine" di Carlo Lucarelli e Massimo
Picozzi. Dal punto di vista iconografico, ho girato diverse librerie di
Milano per le immagini dei Navigli, sono stato all’Università Statale
con la mia macchina digitale a fotografare l'ambiente, ho saccheggiato
la biblioteca incredibilmente fornita del mio amico Mario Rossi,
disegnatore di Dampyr. Ho raccolto materiale su ogni possibile aspetto
della Belle Époque: dal catalogo sui vasi Liberty a quello sulle muse
dipinte da Alfonse Mucha, al volume sull'arredamento d'inizio secolo...
insomma, non ho trascurato nessuna possibile fonte. Ho curato anche il
linguaggio, che aveva un uso particolare e ben codificato del "lei " e
del "tu". Alla fine, però, ho anche inventato un po', cercando di
mantenere, comunque, lo spirito scenografico dell'insieme.
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Il
racconto si apre con una citazione da "Lo strano caso del Dottor Jekyll
e il Signor Hyde" di Robert Louis Stevenson. Quanto ti ha influenzato
questo romanzo nella definizione dei personaggi del tuo thriller?
Ho
ritenuto importante rileggerlo, soprattutto per il modo in cui si
trattava il discorso della dualità dell'animo umano. Il fatto che il
Dottor Jekyll dovesse resistere ad assecondare le sue pulsioni più
abiette per continuare a mantenere la sua rispettabilità rende questo
testo più moderno che mai. Hyde, a suo modo, è un artista del male:
risponde senza alcun vincolo a ogni desiderio, per quanto mostruoso
possa essere. E piano piano, Jekyll si rende conto che "quell'altro",
la sua metà oscura, purtroppo, è più felice e libero di lui.
Il
personaggio principale della storia, Alessandro Simonetti, è un
pittore, un uomo che trasporta su tela le sue ossessioni. Hai cercato,
attraverso la sua figura, di esplorare i lati nascosti della creatività
artistica?
Sì,
esatto. "Nascosti", inteso come "segregati", per vari motivi. Spesso
perché non coincidono esattamente con quello che noi consideriamo
"normale" e "accettabile". Oggi, l'arte si cerca soprattutto di
venderla, prima ancora che pensarla. Ne consegue che quasi ogni forma
di arte contemporanea nasce e si sviluppa seguendo un iter costruttivo
(e non creativo) per ottenere un prodotto smerciabile, facilmente
declinabile in compendi e corollari identici a se stessi per
accontentare il "target". Siamo abituati a questo termine, ma pensiamo
un attimo a cosa significa letteralmente: bersaglio. Gli acquirenti,
per chi vende, sono semplicemente un "bersaglio"… Qualche mese fa,
passeggiavo per il centro della mia città e mi è scappato l'occhio su
una vetrina di un grande salone d'esposizione di arte contemporanea. Un
cartello sulla vetrata annunciava: “Saldi - Sconti fino al 50% su tutta
la merce esposta”. Capito? Merce. Ed erano loro, che ce lo ricordavano!
Io, invece, sono per un rapporto molto più sincero e intimo con la
dimensione artistica. La propria e quella altrui. Lo slancio artistico
è come una forma di innamoramento così repentino e bruciante da non
farci capire più niente. Quindi, se un uomo follemente innamorato può
commettere delle pazzie, perché non dovrebbe accadere a un artista?
Un
fumetto a sfondo storico rappresenta un'accattivante scommessa, e la
nostra Casa editrice, in questo stesso mese di ottobre, ha lanciato
anche Volto Nascosto, un'altra pubblicazione (che, tra l'altro, ti vede
collaborare come disegnatore) che poggia le basi della sua narrazione
su uno specifico momento della Storia italiana. Come pensi che possa
reagire il pubblico bonelliano di fronte a questo doppio tuffo nel
passato?
Penso
che reagirà bene. Quello bonelliano è un pubblico attento, ama i
dettagli, e il contesto storico è un’occasione per raccontare e
illustrare un mondo che altrimenti non conosceremmo, se non attraverso
le didascalie dei libri scolastici. Per esempio, il periodo compreso
tra la fine dell'Ottocento e la Prima Guerra Mondiale, in Italia, si
colloca in piena seconda, grande rivoluzione industriale. L'uomo della
strada, se sente parlare di "Liberty", pensa alle architetture e ai
motivi floreali, alle grandi Fiere Campionarie, alle prime gare di volo
aereo, ai baffoni all'umberta. Invece, il periodo è ricchissimo di
molteplici aspetti contrastanti: mentre nobili e ricca borghesia se la
spassavano, il 40% della popolazione non sapeva né leggere né scrivere
e tirava a campare come poteva, senza alcuna protezione né garanzia da
parte dei governanti, tanto che migliaia di italiani partivano con i
transatlantici e se ne andavano in America, sperando in una vita
migliore. Mi sono molto appassionato a quel periodo, facendo le mie
ricerche. Se "Gli occhi e il buio" dovesse funzionare bene, mi
piacerebbe continuare su questo filone. Ho già qualche ideuzza. Beh,
stiamo a vedere cosa succede…
FONTE: http://www.sergiobonellieditore.it/news/1frameset_news.html
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l 16
novembre giunge in edicola una nuova iniziativa legata al mondo di
Nathan Never, un semestrale che racconta le avventure degli agenti Alfa
in ogni loro possibile incarnazione, nel tempo e nello spazio.
Conosciamo meglio “Universo Alfa” attraverso le parole del coordinatore
della serie, Antonio Serra, scritte in occasione del debutto della
testata e pubblicate nel numero 1 della collana.
Benvenuti, cari lettori, a questa prima uscita di “Universo Alfa”, una
nuova “testata contenitore” che racconterà storie ambientate in un tempo
futuro rispetto al nostro attuale. Un tempo in cui una catastrofe
generata dalla follia dell’uomo ha mutato profondamente la geografia del
globo, epoca in cui la Terra e parte del Sistema Solare sono reduci da
una terribile guerra che ha sconvolto lo spazio e la superficie del
nostro pianeta, dove le nazioni come le conosciamo oggi non esistono più
e persino il sistema di datazione è cambiato. In questo oscuro scenario
la criminalità ha una diffusione tale che i governi, quasi impotenti,
sono costretti a ricorrere a strutture private, ad agenzie di sicurezza
e vigilanza, le sole in grado di fronteggiare l’illegalità dilagante. I
racconti a fumetti che leggerete nelle pagine di “Universo Alfa” parlano
di uomini e donne che vivono in questo mondo devastato, ma allo stesso
tempo ultratecnologico, persone costrette spesso a scelte difficili per
mantenere la loro onestà. Ma perché abbiamo usato il termine “testata
contenitore”? Perché (come potete vedere dai bozzetti di copertine che
appaiono in questa pagina) i primi numeri di “Universo Alfa” saranno tutti
dei numeri uno, delle avventure che introdurranno nuovi eroi e
personaggi, accomunati dal fatto di muoversi nello stesso ambiente
narrativo, nello stesso universo, appunto. Leggerete storie che potranno
essere ambientate sia nel passato che in un futuro ancora più remoto di
quello che incontrerete nella storia qui pubblicata; vi confronterete
con protagonisti diversi che, comunque, ciclicamente ritorneranno su
queste pagine. Una proposta ricca di novità, quindi, che speriamo possa
intrigare non solo gli amanti della fantascienza, ma anche tutti coloro
che apprezzano l’avventura e soprattutto l’umanità e il realismo dei
personaggi. Perché, anche se le nostre avventure si svolgono in una
realtà immaginaria, gli esseri umani non cambiano, i problemi morali e
pratici da affrontare sono sempre gli stessi, pur se presentati sotto
una diversa luce. La squadra fantasma, Dipartimento 51, Generazione
Futuro, La stirpe segreta sono titoli di lavorazione che potranno
cambiare, così come i bozzetti che vedete sono solo indicativi dei
possibili contenuti. Come la realtà, il nostro universo fittizio è in
continua evoluzione, nulla è definito, e altre novità potrebbero essere
alle porte. Seguiteci, e scoprirete quali saranno! Buona lettura! FONTE: http://www.sergiobonellieditore.it/news/1frameset_news.html November 06
Nel mondo, l’ 80% delle
persone muoiono di fame. Il restante 20% fa la dieta.
LUCIANO DECRESCENZO
Io: Abbreviazione di Dio.
ALESSANDRO MORANDOTTI
Non sono affatto contrario
al baciamano alle signore. Bisogna pur cominciare da qualche parte!
SACHA GUITRI
Il matrimonio è come il
ristorante: sei stato appena servito, e già guardi nel piatto del vicino.
SACHA GUITRI
Un pasticciere scozzese si
reca in un’ agenzia di collocamento per cercare una commessa. “Come la vuole?”
gli domanda l’ impiegato “Apprendista o esperta?”. “Diabetica!”.
GIOVANNA FALZONE
November 05
Da piccolo i miei mi
mandavano in una colonia di bambini così poveri che sulla spiaggia, invece di
castelli, facevano le case popolari di sabbia.
MARIO ZUCCA
Guarda, ti do un consiglio
spassionato: ogni tanto, quando parli, fai qualche pausa. Saranno le parti più
interessanti del discorso.
STEVE MARTIN
Adesso, con l’ Europa
unita, un disoccupato di Benevento può andare a fare il disoccupato a
Stoccolma.
BEPPE GRILLO
Il matrimonio è un innesto:
o attecchisce o no.
VICTOR HUGO
S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo;
s'i fosse vento, lo tempestarei;
s'i fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i fosse Dio, mandereil' en profondo;
s'i fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s'i fosse 'mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S'i fosse morte, andarei a mi' padre;
s'i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi' madre.
Si fosse Cecco com'i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui.
MITICO!!!!!
La vita umana è come i
giochi olimpici: alcuni ci guadagnano sopra; altri pensano di acquistarvi la
gloria combattendo; altri infine sono semplici spettatori.
PITAGORA
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